Fotografia Bambini bianco e nero
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Fotografia Bambini in bianco e nero

una diversa interpretazione
Fotografia Bambini bianco e nero

Fotografia Bambini in bianco e nero

Nel raccontare una storia è inevitabile darne sempre una propria interpretazione. Questo vale anche nelle storie raccontate con le immagini.

Il punto di vista, l’inquadratura, ovvero includere od escludere qualcosa dal fotogramma, la distanza o la vicinanza al soggetto, tutto è interpretazione e dipende dalle scelte soggettive del narratore, in questo caso il fotografo.

Anche la decisione tra colore e bianco e nero è un’interpretazione. Importante, netta, decisiva. L’omissione dei colori e l’uso della sola scala di grigi concentra l’attenzione sulle luci e sulle ombre, in tutte le loro gradazioni. Lo spazio assume profondità dalla differenza che corre tra le varie sfumature.

Molti amano il bianco e nero ed io fra questi. Quando, tanti anni fa imparai, al seguito di un altro fotografo la mia produzione era esclusivamente monocromatica.

Il mio amore non è solo legato ai ricordi della gavetta, ma anche al fatto che, da appassionata di storia, lego il bianco e nero agli albori della fotografia e, di conseguenza, alle foto di famiglia che riempivano il cassettone del comò a casa di nonna.

Il bianco e nero porta con sé un’atmosfera speciale. Non la definirei antica, quanto al di fuori del tempo.

Queste immagini, tratte da un servizio fotografico en plain air, parlano di questa sensazione di essere in un luogo non appartenente a nessuna epoca.

Se avete letto l’articolo precedente è una storia che avete già visto, ma che si presenta diversa. Alcune foto sono le stesse, altre diverse, quello che cambia è proprio l’interpretazione, ovvero il bianco e nero.
Ci tenevo a mostrarle perché, in realtà, sono state scattate proprio per essere monocromatiche.
Poi, in un secondo tempo, mi sono fatta corrompere dal fascino del rosso, ma si sa che l’idea originaria è quella che non si arrende facilmente.
E così eccole come erano state pensate in fase di scatto.

Già attraverso il mirino avevo la sensazione di guarda una Alice nel suo mondo delle Meraviglie.
Forse la luce diffusa di un pomeriggio nuvoloso, forse il vestitino di pizzo o il taglio di capelli con frangetta.
Forse i chiaroscuri che rappresentano cose belle ed insidie, perché è fatto di questa dicotomia il paese delle Meraviglie.
Per me è così che questa storia doveva essere raccontata. 

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